Portfolio selezionato

Lavori

Non una vetrina completa. Una selezione di cose costruite, seguite o spinte abbastanza lontano da lasciare una traccia: contesto, contributo e motivo per cui aveva senso farle.

2026 · Zine + sito editoriale

zine.coffee

Co-autore, fotografia, sistema editoriale e sviluppo Astro

Un oggetto di carta con un'estensione digitale: non un sito sopra la zine, ma una porta laterale per entrarci.

Screenshot della home di zine.coffee

Portare online Coffee Is Not Dead (Yet) non significava "fare il sito della zine". Quello sarebbe stato facile, e probabilmente anche un po' triste. Il punto era più delicato: prendere un progetto nato per la carta, con un tono indipendente e un'identità volutamente non levigata, e dargli una presenza digitale senza sterilizzarlo.

Prima della tecnica

La zine vive di cose fisiche: pagine, peso, stampa, errori quasi giusti, fotografie, crediti, distribuzione, persone che se la passano di mano. Online tutto questo rischiava di diventare una pagina pulita, corretta e completamente priva di vita. L'obiettivo era evitarlo. Il sito doveva spiegare abbastanza da orientare, ma non così tanto da togliere il gusto della scoperta. Doveva far capire cosa fosse Coffee Is Not Dead (Yet), senza trasformarlo in un progetto più serio di quanto volesse essere.

Il mio contributo

Ho lavorato dove di solito mi trovo meglio: tra contenuto, struttura e costruzione. Ho contribuito al tono e ai testi, ho realizzato fotografie per il primo numero e ho costruito il sito come estensione del progetto, non come semplice contenitore. La parte tecnica è stata volutamente leggera: Astro, contenuti modulari, pagine facili da aggiornare, immagini e sezioni pensate per crescere quando usciranno nuovi numeri. La parte più importante, però, era meno tecnica: mantenere il carattere. Indipendente, un po' laterale, comprensibile senza diventare addomesticato.

Cosa resta

Resta un punto d'accesso chiaro a un progetto che non nasce per stare solo online. Chi arriva può capire il manifesto, vedere cosa c'è nel numero, trovare la zine, sostenerla, leggere contenuti extra e riconoscere subito che non sta guardando una newsletter travestita da magazine. Il valore, per me, è lì: rendere il progetto più leggibile senza renderlo più banale.

  • Il sito tratta la zine come oggetto editoriale, non come prodotto con una landing appiccicata sopra.
  • La struttura è pronta per numeri, articoli, crediti e percorsi pratici senza dover rifare il progetto a ogni uscita.
  • Il tono resta riconoscibile: chiaro quanto basta, storto quanto serve.
2026 · Webapp no sense

Cetriolo

Ideazione, microcopy e sviluppo

No sense controllato, gesto minimo, cura sproporzionata. Una piccola webapp che non serve a niente e per questo non mente.

Screenshot della webapp Cetriolo

Cetriolo nasce da una domanda che nessun brief dovrebbe contenere, ma che ogni tanto bisogna avere il coraggio di farsi: quanta dignità può avere una webapp in cui clicchi un cetriolo? La risposta breve è: abbastanza. La risposta lunga è sotto. Mi spiace, ma ormai siamo qui.

La premessa assurda

Prendere una cosa completamente inutile e trattarla con una cura quasi sospetta. Un cetriolo cliccabile, animazioni, frasi casuali, un contatore e un reset quotidiano alle 23:59. Niente dashboard motivazionale, niente promessa di produttività personale, niente grafici che fingono di sapere come stai. Solo un gesto piccolo, ripetibile, vagamente terapeutico e senza alcuna pretesa di migliorare il genere umano. Che, a pensarci bene, è già più onesto di parecchie app.

Il mio contributo

Ho lavorato sull'esperienza completa: idea, tono, interazione, microcopy e struttura della webapp. L'obiettivo era farla sembrare semplice senza farla sembrare buttata lì. La differenza è sottile, ma importante: il no sense funziona solo quando dietro c'è controllo, ritmo e un minimo di ossessione per i dettagli. Il click doveva essere immediato. Le frasi dovevano arrivare senza spiegoni. Il contatore doveva essere leggibile. Il reset giornaliero doveva dare quel piccolo senso di rito inutile che, inspiegabilmente, ti fa tornare. Anche la FAQ doveva fare la sua parte: spiegare l'inspiegabile senza rovinarlo.

Perché funziona

Perché non tutto deve diventare contenuto strategico, lead magnet o caso studio con grafici finti. A volte un progetto piccolo serve a testare tono, reazione, interazione, memoria visiva e velocità di rilascio. E a volte serve solo a vedere se una persona clicca davvero un cetriolo più di una volta. Cetriolo è questo: un esperimento digitale leggero, costruito per far sorridere, ma anche per ricordare una cosa che mi interessa molto: la tecnologia non deve sempre spiegarsi. Ogni tanto può limitarsi a funzionare, essere strana, e lasciarti con la domanda peggiore possibile. "Perché ci sto cliccando sopra?"

  • Una meccanica ridotta all'osso: cliccare, leggere, contare, ricominciare.
  • Un tono assurdo ma controllato, abbastanza serio da rendere credibile l'assurdo.
  • Un reset quotidiano alle 23:59, perché anche il no sense merita disciplina.
  • Un progetto piccolo, memorabile e molto più curato di quanto fosse necessario. Il che è un complimento, forse.